Harleking

HARLEKING è un demone dall’identità ambigua e multipla.
Ricorda l’Arlecchino della Commedia dell’arte, un servo furbo mosso dalle inclinazioni più animali e un’inappagabile fame. Il linguaggio di HARLEKING ha una specifica qualità ipnotica in cui i contenuti, spesso estremi ed opposti, si fondono in un sistema metamorfico fluido in cui tutto può accadere, ma che tutto confonde.
Affiora il ricordo di un’antica decorazione muraria, la Grottesca, in cui figure mostruose emergono e si confondono tra eleganti volute ornamentali. Figure grottesche, capaci di muovere il riso pur senza rallegrare.

DI E CON Ginevra Panzetti, Enrico Ticconi
SOUND DESIGN Demetrio Castellucci
LIGHT DESIGN Annegret Schalke
DIREZIONE TECNICA Paolo Tizianel
COSTUMI Ginevra Panzetti, Enrico Ticconi
PROMOZIONE Marco Villari
VIDEO Ettore Spezza
ILLUSTRAZIONI E GRAFICA Ginevra Panzetti
CON IL SOSTEGNO DI VAN (IT) // Tanzfabrik, Berlin (DE) // PACT Zollverein, Essen (DE) // NAOcrea – Ariella Vidach AiEP, Milano (IT) // KommTanz – Compagnia Abbondanza/Bertoni, Rovereto (IT) // L’arboreto – Teatro Dimora, Mondaino (IT) // AtelierSì, Bologna (IT) // C.L.A.P.Spettacolo- dalvivo, Brescia (IT)
ALTRI SUPPORTI Cronopios – Teatro Petrella, Longiano (IT) // Vera Stasi – Progetti per la Scena, Tuscania (IT) // Network Anticorpi XL (IT) 2018
PROGETTO SELEZIONATO NELL’AMBITO DI MARCHE TEATRO – Inteatro Festival Call

Ginevra Panzetti e Enrico TicconiFestival 2019

Storm Atlas

STORM ATLAS è un catalogo di tempeste. Potenti quadri audiovisivi intrappolano lo spirito di tumulti metereologici di ogni tipo: composizioni di gesti, suoni e testi traducono il grande sconquasso degli elementi. La composizione di questo atlante però si trasforma in un inseguimento senza tregua; una corsa dietro alla stasi irraggiungibile del cielo, destinato a sfuggirci sempre. Una riflessione sull’impotenza dell’essere umano che, nonostante la sua capacità di esaminare e conoscere scientificamente il fenomeno, si ritrova disarmato di fronte a questi eventi di portata mastodontica. Il lavoro di Dewey Dell – noto per la sua raffinata originalità – è profondamente ispirato e continuamente alimentato dalla storia dell’arte.
In questa nuova performance, la compagnia ambisce alla traslitterazione della mutevolezza del cielo in un linguaggio composto da suono, movimento e luci.

IDEAZIONE Dewey Dell – Agata, Demetrio, Teodora Castellucci, Eugenio Resta
CON Dewey Dell – Agata, Demetrio, Teodora Castellucci, Eugenio Resta
PRODUZIONE Socìetas Raffaello Sanzio, Dewey Dell

Dewey DellFestival 2019

Deriva traversa

La solitudine è un aspetto costituente del mestiere del pastore. Gli permette un’immersione interiore totale, un lieve allontanamento dal visibile. I suoni udibili si assorbono in un nuovo silenzio, i pensieri si formano in modo assoluto. Gli animali da custodire diventano l’unica possibilità di astrazione dal sé, di cura o di affetto. Quando i pastori cantano, per intonarsi imitano il vento o il belato della pecora o della mucca. E attraverso la poesia cantata trasmettono una storia passata, tramandando la cultura in modo orale generazione dopo generazione.
La risalita lungo il tempo però non abbandona la realtà attuale, si distacca solo dal mondo visibile.
La storia che i pastori poeti cantano si potrebbe intendere come un tentativo di decifrazione dell’invisibile, che avviene attraverso una discesa nel sé, una geografia del soprannaturale.

COREOGRAFIA, CON Teodora Castellucci
MUSICHE Demetrio Castellucci
ASSISTENZA ALLA COREOGRAFIA Agata Castellucci
DRAMMATURGIA Vito Matera
COSTUME Guoda Jaruseviciute
PRODUZIONE Societas
CON IL SOSTEGNO DI progetto MUSE/ compagnia B
IN COLLABORAZIONE CON Festival Danza Urbana e Festival Città delle Cento Scale

Dewey DellFestival 2019

Posare il tempo

Questo lavoro nasce da una condizione immaginata. È una declinazione della visione, a volte un tentativo di simultaneità di tempi e spazi. Ciò che in natura e in scienza non si può avere, è una forte attrattiva per chi ama maneggiare strumenti utili per l’assurdo, per l’eccezionale. La materia prima sono due corpi, due elementi dell’ordinario, due persone, due ritratti, due entità scultoree, due frammenti, due e, a volte, un unico. Come creta nelle mani di uno scultore i due corpi sono a servizio di questo esperimento, dello stare e restare e del posare, della trasformazione. Posiamo per essere guardarti e posiamo il nostro peso, ineluttabilmente sottostiamo alle leggi fisiche della gravità e misteriosamente parliamo senza parole con i nostri corpi, raccontando storie non udibili. Posare il tempo invita ciascuno spettatore a lasciare da parte il suo insaziabile bisogno di comprendere.

COREOGRAFIA Claudia Catarzi
DANZA Claudia Caldarano e Claudia Catarzi
PERCUSSIONI Gianni Maestrucci
DRAMMATURGIA Amina Amici
MUSICHE ORIGINALI E DRAMMATURGIA SONORA Bruno De Franceschi
SOUND DESIGN Francesco Taddei
DISEGNO LUCI Massimiliano Calvetti e Leonardo Bucalossi
PRODUZIONE La Manufacture – Centre de Développement Chorégraphique National Bordeaux Nouvelle-Aquitaine, in coproduzione con La Briquete- rie – Centre de Développement Chorégraphique National du Valde-Marne, POLE-SUD – Centre de Développement Chorégraphique National / Strasbourg, Art Danse – Centre de Développement Chorégraphique National Dijon Bourgogne, Centre Chorégraphique National Malandain Ballet Biarritz, Le réseau Tremplin: Danse à tous les étages – Bretagne, L’Etoile du Nord – Paris, Le Mac Orlan – Brest, Le Triangle – Rennes, Chorège – Falaise, Centre Chorég- raphique National de Nantes; CANGO Centro Naziona- le di Produzione sui linguaggi del corpo e della danza/ Firenze, Company Blu con il contributo di MIBACT e Regione Toscana, Zebra | Cultural Zoo e con il sostegno di Glob Théâtre/ Bordeaux, SPAM! / Porcari, Teatro Era / Pontedera, Armunia / Castiglioncello, Le Murate / Firenze, Centro arte contemporanea | Museo Pecci (Prato)

Claudia CatarziFestival 2019

Say it

Design di musica elettronica, un duetto al maschile e vestiti rosa.
La comunicazione è sempre nei nostri pensieri. Esprimere noi stessi e fare ascoltare le nostre ragioni. Ma cosa succede se non sei compreso? Quali strumenti ci rimangono a disposizione?
SAY IT esplora rigetto, curiosità, desiderio, confusione, vulnerabilità e fiducia.
Un viaggio di tentativi ed errori nel quale questi due individui costruiscono reti di interazione. Con movimento, campionatori e sintetizzatori cercano di trovare le parole da dire.
Le tematiche di questo lavoro prendono ispirazione da situazioni e problemi vicini alla maggior parte di noi: a quasi tutti è successo di trovarsi in un ambiente nuovo e sconosciuto nel quale è difficile essere se stessi, o di dover imparare una lingua per poter comunicare e cercare di trovare le parole mancanti per terminare la frase.
L’intento del duetto non è quello di trovare una soluzione a questi problemi di comunicazione, ma quello di sperimentare con forme di linguaggio alternative, utilizzando l’affascinante intreccio di complessità di cui siamo fatti, o la semplicità di uno sguardo o un abbraccio.

COREOGRAFIA Simone Donati, Stephen Quildan
MUSICHE E COMPOSIZIONE DEL SUONO ATMO
DANZATORI E MUSICISTI Simone Donati, Stephen Quildan
SPONSOR E COLLABORATORI IlRestaurato, Resina35, Ateneo Danza
FOTOGRAFIE Resina35
VIDEO Walter Molfese

P/IN The Bucket CollectiveFestival 2019

A peaceful place

A PEACEFUL PLACE nasce dall’incontro tra Davide Valrosso e i tre danzatori indiani della compagnia Attakkalari di Bangalore, grazie al sostegno di “Crossing the sea” progetto di internazionalizzazione nato allo scopo di creare e consolidare collaborazioni a lungo termine tra Italia e Paesi asiatici e del Medio Oriente.
Il lavoro si basa su una serie di azioni coreografiche nate dal dialogo e dall’incontro con diversi linguaggi: dal Kalari Payat, arte da combattimento tra le più antiche esistenti, ed elementi di yoga (Asana e Pranayama) e di gestualità tratti da antiche danze tradizionali indiane, scomposte e ibridate all’interno di una danza a tratti materica e a tratti formale.
Il risultato è un’architettura compositiva dal linguaggio fortemente originale, in bilico tra sacro e profano, spazio di riflessione sul tema dell’UNO, principio che indica l’unità di tutte le cose. Tema trattato in uno dei più antichi testi sacri della tradizione induista, i Rig Veda, risalente all’incirca al secondo millennio a.C., e poi ripreso in occidente da Platone Plotino ed infine da Hegel. A PEACEFUL PLACE è un ‘occasione di incontro e di scoperta, uno spazio fisico dove si pratica l’arte del gesto e lo studio della forma. Un luogo di ritiro del guerriero che compie la pujo, “rito di adorazione”, prima di dedicarsi al combattimento.

COREOGRAFIA E CONCEPT Davide Valrosso
IN COLLABORAZIONE CON I DANZATORI Arathy A.R., Niharl Pash e Veer Nishad
MUSICHE Demdik Stare – Null Results / Ø – Hikari / Flauti indiani e Campane Tibetane
NELL’AMBITO DEL Progetto CROSSING THE SEA / Programma Boarding Pass Plus del MIBAC

Davide ValrossoFestival 2019

Nassim

Ogni sera un attore diverso interpreta il nuovo e audace lavoro dell’artista Nassim Soleimanpour, esplorando il concetto di libertà, esilio e le limitazioni del linguaggio.
Quando andiamo in un altro paese, che cosa percepiamo di diverso e cosa ci rende stranieri? Il cibo? Gli odori? Per la maggior parte di noi, credo si tratti della lingua. Essere incapaci di comunicare ci rende letteralmente ammutoliti.
NASSIM segue il successo del precedente lavoro di Soleimanpour, l’acclamato White Rabbit Red Rabbit, che è stato tradotto in oltre 25 lingue e rappresentato più di 1000 volte da attori del calibro di Sinead Cusack, Ken Loach e Whoopi Goldberg. NASSIM è stato prodotto dal Bush Theatre ed ha debuttato all’Edinburgh Fringe Festival al Traverse Theatre il 3 agosto 2017, la produzione italiana è stata curata da Marche Teatro e sarà presentato ad Inteatro Festival in esclusiva nazionale.

Guest star per l’occasione: Neri Marcorè, Marco Baliani, Arturo Cirillo,  Lella Costa, Lucia Mascino

scritto ed interpretato da Nassim Soleimanpour
attori un diverso interprete per ogni rappresentazione
regia 
Omar Elerian
scenografia RHYS JARMAN
suono JAMES SWADLO
luci RAJIV PATTANI
direzione tecnica MICHAEL AGER
script editors CAROLINA ORTEGA E STEWART PRINGLE
produzione BUSH THEATRE
produzione italiana MARCHE TEATRO

Nassim SoleimanpourFestival 2018

To Be Banned From Rome

Nato da un dialogo tra la coreografa Annamaria Ajmone e il musicista Alberto Ricca, To Be Banned From Rome indaga i luoghi virtuali della rete popolati da persone che condividono in essi passioni ed ossessioni. Oggetto dell’indagine è l’effetto ambivalente che la rete ha sulle persone che la utilizzano e la vivono come uno strumento per costruirsi una cerchia di contatti ideale.
La musica di Bienoise/Alberto Ricca ricostruisce lo stato di attenta ipnosi che si vive di fronte allo scorrere di una pagina su uno schermo e che, assieme al movimento, genera un flusso costante ma denso di avvenimenti. Allo stesso modo, la partitura coreografica muove Annamaria Ajmone, che trasforma costantemente lo spazio e i volumi del corpo.
La drammaturgia è pensata senza il limite delle arti in scena: ogni elemento coreografico, musicale, scenico è scritto e immaginato a quattro mani, e dà vita ad un’opera che nasce sin dal principio come una riflessione condivisa, il cui presupposto è la neutralità del mezzo virtuale.

Concept Annamaria Ajmone e Alberto Ricca
Coreografa e danza 
Annamaria Ajmone
Musica live: 
Bienoise (Alberto Ricca)
Spazio e costumi 
Jules Goldsmith
Luci e direzione tecnica 
Giulia Pastore
Produzione 
Torinodanza festival, Cab 008, Club To Club Festival
In collaborazione con The Italian New Wave
Progetto realizzato nell’ambito di Residenze Coreografche Lavanderia a Vapore / Piemonte dal Vivo
Selezionato da Hangar Creatività – Progetto promosso dall’Assessorato alla Cultura della Regione Piemonte
Con il sostegno di Ministero dei Beni Artistici e Culturali e del Turismo, Regione Toscana
Si ringrazia Alberto Leoni – IUTER

Annamaria Ajmone e Alberto RiccaFestival 2018

Prisma

Prisma prende spunto dal progetto realizzato ad hoc per la campagna visiva multimediale di miart 2018. La performance trae ispirazione da uno dei primi lavori del coreografo, creato nel 2008 e intitolato Cowboys, nel quale l’identità degli interpreti veniva privata della sua riconoscibilità attraverso l’uso di specchi “indossati” davanti al viso: il corpo perdeva così definizione, fondendosi con lo spazio e con lo sguardo del pubblico. In Prisma il ritmo diviene più dilatato e il nuovo elemento video dialoga con i corpi “acefali” dei performer, creando una rifrazione di immagini e colori che si riverbera sugli specchi. L’effetto è ipnotico e le figure in scena diventano schermi in movimento.

commissionato da FOG Triennale Milano Performing Arts e miart
invenzione 
Alessandro Sciarroni in collaborazione con MASBEDO
performer 
Anna Bragagnolo, Francesco Marilungo, Luana Milani, Matteo Ramponi
video 
MASBEDO
musiche 
Abul Mogard, Bright Eyes
costumi 
Ettore Lombardi
produzione 
Snaporazverein, In Between Art Film, Marche Teatro
produzione esecutiva 
Corpoceleste_C.C.00#, A.C. AreaVideo
si ringrazia per la collaborazione 
Centrale fies

Alessandro Sciarroni_MasbedoFestival 2018

What happened in Torino

Con uno sguardo critico e attento alle televendite televisive, il testo che accompagna la danza del pluripremiato e ironico What happened in Torino è una libera traduzione dell’icona delle televendite Vanna Marchi, controversa figura degli anni ’90 famosa per i metodi di vendita non convenzionali e dal carattere assai esuberante. What happened in Torino è una sorta di sfida coreografica che permette al corpo del danzatore di rivelarsi in tutta la sua eccentrica e stravagante unicità piuttosto che guidarlo in percorsi conosciuti e prestabiliti senza però sacrificare il piacere della composizione, dell’esecuzione esatta e delle fredde decisioni prese dopo aver osservato il materiale. Il risultato è un viaggio attraverso l’espressione fisica e gli stati mentali in una continua lotta tra l’ambizione di essere osservato e l’angoscia dell’essere puro oggetto-merce, tra il desiderio di movimento e il senso di prigionia causato dallo sguardo altrui, tra l’essere animale o gioiello. Un po’ come avveniva e accade tuttora nelle televendite televisive.

coreografia, performance Andrea Costanzo Martini
paesaggio musicale 
Andrea Costanzo Martini
musica 
Arvo Part, Moondog, Andrea Costanzo Martini
luci 
Yoav Barel

Andrea Costanzo MartiniFestival 2018