Rasoi

Dopo Partitura, testo ispirato al soggiorno napoletano di Giacomo Leopardi, ma soprattutto nostalgica litania di una tribù napoletana che rifiuta la modernità con una scelta di autodistruzione paragonabile a quella di altre leggendarie tribù del mondo, Enzo Moscato ritorna su questi stessi temi con Rasoi, una rapsodia composta da brevi brani inediti, meditazioni e frammenti su Napoli.
Sul palcoscenico rivelato da un sipario che anziché sollevarsi si ritira, come in un moto spontaneo di bassa marea, sfilano alcuni personaggi emblematici di una napoletanità offesa e negata, dallo scettico guappo alla Madonna di Procida, “mater immonnezzarum”, protettrice di un’umanità degradata e oltraggiata della quale ascolta la rabbia selvaggia.
Degrado dell’uomo e degrado della natura ricorrono nella poesia tagliente di Moscato, le cui parole arrivano come rasoi che fanno sanguinare mettendo a nudo una verità tragica e nobile, grande anche nel dolore.
Alla crudezza del verbo si oppongono illusoriamente le dolcissime melodie partenopee che pure non possono mascherare il canto del cigno di una città oltraggiata.
Il testo di Enzo Moscato, presente sul palcoscenico, trova nella regia di Mario Martone e di Toni Servillo, il guappo disilluso, una messa in scena che ne esalta il realismo lirico in un gioco scenico raffinatissimo.

testi di enzo moscato
regia di mario martone, toni servillo
con gino curcione, roberto de francesco, iaia forte, anotnio iuorio, licia maglietta, marco manchisi, enzo moscato, toni servillo, tonino taiuti
scena mario martone
costumi metella raboni
luci pasquale mari
suono daghi rondanini
allestimento scenico nando cirelli
produzione angelo curti

Festival 1991Teatri Uniti